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ilcappellaio
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MessaggioTitolo: Past continuous   Past continuous Icon_minitimeMar Feb 19, 2013 12:29 am

Ripescati pulendo l'hard disk. Vecchissimi.
Ma ho sorriso ripensando agli anni in cui provare a scrivere ancora mi divertiva.

#1
Marciare e morire, marcire marciando, marciare per non marcire e morire: andar avanti vale tornar indietro e se non s’ha di che tornare, allora, tanto vale marciare.
La gorgera è gelida, ne soffro, ma a soffrire scordi di marcire e segui a marciare.

Questo a fianco è spalla, quell’altro davanti schiena; i miei compari non hanno volto: li conosco a pezzi, li ho veduti a pezzi.
Fottuta gorgera!

È un attimo: il battaglione arretra, presto rotto; non mi riesce d’oppormi e tra tutti che urlano, io grido la mia rabbia.

Finalmente la cavalleria spazza il fronte; mi caccio sulla sua scia: che altro fare? Poco ci manca che i nostri salvatori c’infilzino come polli.

Spalla e schiena son là, con altri cento: ci tocca crepare per smetter di marciare.
Ho rimediato una nuova gorgera.

Di nuovo compatti, puntiamo alla guarnigione successiva.
Montare la guardia è insopportabile; un paio tentan di fuggire: l’indomani li vediamo penzolare colle brache zuppe di piscio.

È tregua: i nemici son amici e gli amici mai abbastanza ; ci sistemiamo alla fattoria incendiata questa mattina. Si borbotta del raccolto, delle tasse, della donna; s’evocano banchetti di porco e rape.

Ecco il tesoriere, pesante e sempre imboscato; una moneta per ogni dito delle mani, s’era detto: credevo d’avere più dita. Annuncia che la guerra è finita, che siamo eroi: siamo dei poveracci, salvi e distrutti.

La pace è la norma, il reduce l’eccezione: mi tiro addosso stizza e compassione.



#2
Terra: v’è forse suono che più ha il sapore di casa?
Uomo: chi più di te è demone?
Un guscio di roccia per uno di carne.
Formiche dedite alla loro zolla, effimere di fronte ai secoli, eppure sopravvissute ai millenni.
Sussurri l’assordavano senza che se ne capacitasse; inutile l’armatura, imperfetta la fede.
Opporvisi?
Ecco farsi più incalzanti.
O arrendersi?
Lo costringevano, no, conducevano con logica irresistibile per meandri che si ripeteva ignoti, indegni…Non aveva altro per definirli: non sapeva altro.
Né vento o profumo smorzavano l’inerzia che l’opprimeva, animo e respiro stremati da un’esistenza senza sole.
Sempre più relitto su un mare di cenere, incatenato dal canto di mute sirene.
Ridicolmente imponente, non un’ombra gli assicurava d’essere, appiattito su quel grigio cielo, vecchio d’un giorno eterno.
Innanzi a tanta incommensurabile desolazione, il capo prese a vorticargli quando, cieco, si vide contemplare l’infinito dai suoi bordi.
Come l’ago d’una meridiana, la torre di Babele svettava sul roveto del Getsemani, pizzo di spine vetrificate.
Per seicentosessantasei metri il granito degli stolti s’innalzava scabro, degna lapide per la fantasia degli innumerevoli che l’avevan partorita.
Sfilò l’elmo: non ricordava il proprio viso.
Levò pure il pettorale: aveva mai vissuto senza?
Si premette la pistola sotto il mento.
Non un’eco, una scintilla turbarono quel limbo.
Precipitò, morto senz’esser forse mai nato.
Era stato Zeus.
Un Adeptus Custodes.
E guscio di ceramite.
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Nemesor Giacomo
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Nemesor Giacomo

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MessaggioTitolo: Re: Past continuous   Past continuous Icon_minitimeMar Feb 19, 2013 9:15 am

Citazione :
2
Terra: v’è forse suono che più ha il sapore di casa?
Uomo: chi più di te è demone?
Un guscio di roccia per uno di carne.
Formiche dedite alla loro zolla, effimere di fronte ai secoli, eppure sopravvissute ai millenni.
Sussurri l’assordavano senza che se ne capacitasse; inutile l’armatura, imperfetta la fede.
Opporvisi?
Ecco farsi più incalzanti.
O arrendersi?
Lo costringevano, no, conducevano con logica irresistibile per meandri che si ripeteva ignoti, indegni…Non aveva altro per definirli: non sapeva altro.
Né vento o profumo smorzavano l’inerzia che l’opprimeva, animo e respiro stremati da un’esistenza senza sole.
Sempre più relitto su un mare di cenere, incatenato dal canto di mute sirene.
Ridicolmente imponente, non un’ombra gli assicurava d’essere, appiattito su quel grigio cielo, vecchio d’un giorno eterno.
Innanzi a tanta incommensurabile desolazione, il capo prese a vorticargli quando, cieco, si vide contemplare l’infinito dai suoi bordi.
Come l’ago d’una meridiana, la torre di Babele svettava sul roveto del Getsemani, pizzo di spine vetrificate.
Per seicentosessantasei metri il granito degli stolti s’innalzava scabro, degna lapide per la fantasia degli innumerevoli che l’avevan partorita.
Sfilò l’elmo: non ricordava il proprio viso.
Levò pure il pettorale: aveva mai vissuto senza?
Si premette la pistola sotto il mento.
Non un’eco, una scintilla turbarono quel limbo.
Precipitò, morto senz’esser forse mai nato.
Era stato Zeus.
Un Adeptus Custodes.
E guscio di ceramite.


la prima è molto bella, fose un po' ruvida ma molto bella!

la seconda anche, qualche passo ammetto di non averlo capito, ma ho intenzione di rileggerla più attentamente


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MessaggioTitolo: Re: Past continuous   Past continuous Icon_minitimeMar Feb 19, 2013 1:54 pm

Entrambe molto belle. Tra le due preferisco la seconda. Molto poetica e con un colpo di scena finale piuttosto interessante . Non solo sei un bravo disegnatore/pittore/scultore ma sei pure un bravo scrittore (e non mi sorprenderei di scoprirti anche musicista).
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MessaggioTitolo: Re: Past continuous   Past continuous Icon_minitime

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